Nota geografica, paesaggistica e climatica.


Carta della Venezia Giulia. Comunicazione via mail da amico, fonte cartacea sconosciuta.

Ecco un carta politica dell'epoca del regime fascista
[disponibile versione completa (400K)]. E' una carta politica non perchè ci sono i confini degli stati e delle province, ma perche', con disinvoltura, modifica caratteristiche fisico-geografiche per motivi, appunto, politici e nazionalistici. Qui si parla di fortificazioni e bunker sul vecchio confine e la carta è utile per avere idea della collocazione geografica del vecchio confine, mi astengo nel dare ogni ulteriore commento su questa carta politica. Faccio notare solamente la dicitura "Venezia Giulia" (posta tra parentesi a seguito della scritta "Venezia Euganea") che si colloca in corrispondenza della vecchia provincia asburgica del litorale adriatico. Soprattutto, faccio notare la scritta "Alpi Giulie" che, secondo questa carta, si estenderebbero da Tarvisio a Fiume (Croazia). Ciò per legittimare il nome "Venezia Giulia" intesa italianamente come l'ultimo lembo di sacro suolo italico posto a sud dell'arco alpino e protetto a nord dalla Alpi Giulie e a oriente da una modestissima catena di rilievi che definire alpina sembra alquanto ridicolo. La scritta "Prealpi Giulie" sulla carta appare invece in posizione corretta. Subito a nord e a nord-est di quella zona prealpina, si estendono le Alpi Giulie propriamente dette che nulla hanno a che vedere con le propaggini sud-occidentali della Carniola, il Carso, o peggio, il massiccio del Monte Nevoso e i primi appicchi delle Alpi Dinariche situati a nord-est di Fiume in Croazia. Le caratteristiche di questi sistemi montagnosi sono simili alle Alpi Giulie e la bianca roccia calcarea lascia supporre un'origine comune.

Come si sa, la vera catena delle Alpi corre centralmente al sistema orografico ed è costituita dalla successione di sistemi montagnosi la cui roccia è di tipo magmatico, eruttivo e comunque cristallina. Parallelemente alla catena centrale, le cui cime raggiungono le massime altezze del sistema alpino, si estendono due fasce di montagne la cui roccia e' di tipo calcareo. Per questioni legate all'orogenesi della catena alpina, questi sistemi orografici corrono parallelamente al nerbo centrale delle Alpi sia a nord che a sud di questo: la fascia calcarea meridionale più orientale dell'arco alpino italiano e' quella delle Alpi Giulie propriamente dette. Queste candide e selvagge cime coprono mediamente la fascia di quote che va dai 2200-2300 metri ai 2863 m del Tricorno.

Seguendo la fascia calcarea delle Giulie da ovest verso oriente, nel cuore del loro settore orientale, si incuneano le vallate del fiume Sava e quelle dei suoi affluenti che fanno capo al Danubio e quindi al Mar Nero. La fascia calcarea risulta pertanto divisa grossolaneamente in due: mentre la fascia calcareea principale continua con le Caravanche e le alpi di Kamnik costituendo il confine naturale tra Slovenia e Austria attuali, quella meridionale, distaccandovisi, lascia l'orientamento parallelo alla catena centrale alpina e si orienta approssimativamente in direzione nord-ovest sud-est. Questo corposo sistema di montagne (di nostro interesse in quanto vi correva il vecchio confine) costituisce, per un certo tratto, lo spartiacque tra il bacino idografico del fiume Isonzo e il bacino del fiume Sava affluente del Danubio. Questo gruppo di monti presenta una geografia molto complessa essendo costituito da rocce calcaree che, nelle epoche, hanno subito il modellamento degli agenti atmosferici e l'erosione dei pochi corsi d'acqua della zona; inoltre l'intreccio di vallate e forre che ne è derivato, si presenta estremamente frastagliato e disordinato ed è di quelli tipici delle alpi calcaree meridionali. Il gruppo montagnoso in esame, pur avendo le caratteristiche geomorfologiche della catena calcarea principale, solo in alcuni casi mantiene anche caratteristiche classicamente alpine, ma mediamente assume, date le quote altimetriche molto inferiori, connotati più propriamente prealpini. La caratteristica peculiare di queste montagne è l'eccezionale copertura boschiva che si estende con una successione rimarchevole di foreste e selve uniche per la loro bellezza. A tal riguardo si ricorda che la Slovenia è il terzo stato in Europa per la percentuale di territorio nazionale ricoperto da foreste (dopo la Finlandia e la Svezia). Questa diramazione meridionale di confine, potrebbe intendersi geograficamente quale fascia delle prealpi giulie solo per il breve tratto in cui, con quote variabili attorno i 1800 - 2000 metri, per l'appunto, anticipa fisicamente la catena alpina (quote variabili, come visto, attorno i 2200 - 2900 metri).

Procedendo invece in direzione sud-est, il progressivo allargarsi delle vallate del fiume Sava e le prime estese piane balcanico/danubiane conferiscono peculiarità alla fascia montagnosa di confine che diventa a se stante. Il confine corre generalmente lungo la cresta dei rilievi discostandosene però, a tratti, per una profondità di qualche km a svantaggio della parte jugoslava. Nonostante le quote basse (quota massima attorno i 1300 m), per i motivi patriottardi visti, questa fascia montagnosa è stata, come si diceva, elevata a rango di fascia alpina principale sino a comprendere in essa, come estremità orientale, l'intero massiccio del Monte Nevoso. Si dovrebbe parlare in realtà di un complesso orografico di raccordo tra il sistema alpino propriamente detto (Alpi Giulie a nord-ovest) e il sistema orografico costiero delle Alpi Dinariche ( a sud-est) che, a partire dal Monte Nevoso, costituisce l'intera nervatura della penisola balcanica.

Visto che il vallo è "alpino" si veda l'elenco delle cime e dei passi interessati dal confine. NEW Elenco ordinato delle quote altimetriche più rilevanti interessati dal confine.

E' da notare che fino a un certo punto (zona di Godovici, altopiano di Medvedje Brdo) e' evidente e netta la distinzione tra i bacini idrografici dell'Adriatico (Isonzo e affluenti) e il bacino del Mar Nero (Sava e affluenti). Poi, procedendo verso sud-est, si osserva che i notevolissimi fenomeni di carsismo presenti nella zona non hanno permesso la formazione e la presenza di corsi d'acqua in superficie e di conseguenza non esistono bacini idrografici chiaramente distinguibili. Infatti la conca di Postumia non è decisamente attribuibile a uno o all'altro dei due bacini idrografici principali (se l'attribuzione al versante adriatico fosse chiara, Postumia e la sua conca sarebbero state sicuramente incluse nei territori pretesi dall'Italia (per motivi georgrafici) direttamente nel trattato di Londra del 1915; cosa che non è accaduta). Inoltre, verso sud-est, la catena di rilievi di confine si indebolisce in spessore e raggiunge il punto di massimo restringimento in corrispondenza della direttrice Trieste - Lubiana. Non a caso si tratta di un'area interessata dal passaggio di antichissime vie di comunicazione poi riattate e anche fortificate in epoca romana. La conca di Postumia è chiusa a occidente dal monte Nanos che in realtà è una vasto altopiano compreso tra i 1200-1313 m (ben visibile dalla pianura friulana e veneta) sul quale la leggenda vuole che Attila, re degli Unni, si fosse recato per pianificare l'invasione delle contrade friulane e venete. A sud, la conca di Postumia e' chiusa da una modesta catena di colli (quota massima 1026 m), mentre a nord e a oriente si estende in direzione nord-ovest sud-est una serie di rilievi boscosi (quota massima 1276m) che rappresentano la dorsale principale del sistema montagnoso in esame e sui quali correva il vecchio confine. Alla base del massiccio del M.Nanos, si incunea la vallata del fiume Vipacco che, estendendosi in direzione ovest - est, delimita a nord il carso triestino: attraverso lo sbocco superiore della vallata si ha facile accesso alla conca di Postumia da ovest.

Gli unici fenomeni idrici di rilievo di questa zona carsica, compresa nell'ex territorio italiano, sono il fiume Pivka nella conca di Postumia e il fiume Timavo che scorre in una vallata più a sud. Entrambi i corsi d'acqua contrubuiscono ripettivamente alla creazione di due fenomeni naturali di portata, se non proprio mondiale, diciamo almeno sicuramente europea. Il fiume Pivka contribuisce alla formazione delle conosciutissime grotte di Postumia il cui fenomeno non rappresenta solo uno dei casi di carsismo in sè più noti e studiati in Europa, ma si colloca quale emblema del carsismo ipogeo di Trieste riconosciuta culla della speleologia mondiale.

Come si diceva, procedendo ancora verso sud-est, si incontra il corso superiore dell'unico fiume degno di chiamarsi tale in questa zona carsica: il Timavo (Reka in Sloveno) il quale, dopo un corso "regolare" in superficie di una trentina di chilometri ( con relativo piccolo bacino idrografico interamente incluso in territorio ex italiano), si inabissa presso le grotte di San Canziano. Riemerge poi in superficie presso San Giovanni di Duino nelle cui vicinanze sfocia nel golfo di Trieste dopo un percorso ipogeo di una trentina di km circa. Nonostante gli sforzi profusi in tantissimi decenni, il mistero del percorso sotterraneo del fiume permane anche ai nostri giorni.

E' chiaro, quindi, che fenomeni di carsismo di tale portata rendono impossibile, o quantomeno molto dubbia, l'attribuzione di un'ampia area carsica di questo settore a questo o a quel bacino idrografico. Per esempio, dal punto di vista ipogeo, le acque di raccolta nella conca di Postumia potrebbero riversarsi anche in versante ex jugoslavo contribuendo ad alimentare entrambi i bacini idrografici. Prova di ciò potrebbere essere il caso del lago del Circonio (Cerknisko Jezero) indicato sulla carta col termine "L.Periodico". Il lago si trova in territorio ex jugoslavo: stagionalmente e, a seconda della piovosità, si prosciuga totalmente o si riempie d'acqua al punto tale da divenire il lago piu' esteso della Slovenia. Di norma il lago si riempie con le piogge autunnali e con le prime abbondanti piogge primaverili: le piene che ne derivano, improvvise e rapidissime (meno di 24 ore), fanno sì che il lago si allarghi fino a occupare spesso una superficie di almeno 26 km2 per una profondità media di 3-4 metri. Nelle giornate di maltempo, il lago si igrossa fino ad assumere, con alte onde grige, l'aspetto di un braccio di mare nordico e, grazie alla foresta che lambisce gran parte delle sue sponde, ricorda molto i lontani paesaggi scandinavi. Casi di specchi lacustri fantasma, che periodicamente compaiono e, più o meno sorprendentemente spariscono, sono comuni anche in altre aree carsiche di queste zone.

La conca di Postumia si allunga verso sud-est in una serie di brevi altopiani; essi sono tagliati a sud e a ovest dalla vallata del Timavo e sono chiusi a oriente da una catena di colli boscosi che, mantenendo la solita direzione nord-ovest sud-est, si raccordano al massiccio del Monte Nevoso.

Il Monte Nevoso, come già osservato, può intendersi come facente parte della parte più nord occidentale della lunga catena montagnosa delle Alpi Dinariche. Il cuore di questo sistema montagnoso è caratterizzato da una successione estesissima di altopiani calcarei tormentati da innumerevoli doline su cui spiccano isolate e selvagge cime biancheggianti che si dispongono grossolanamente nella consueta direzione nord-ovest sud-est. I tutto è ricoperto dalle solite distese boschive che da queste parti assumono un aspetto particolarmente selvaggio. Le foreste sono disabitate e solo presso le doline più estese, lasciano il posto a solitarie radure prative in cui non è difficile osservare l'orso bruno, il più grosso carnivoro d'Europa, che qui è molto diffuso (una cinquantina di esemplari solo presso il massiccio del M.Nevoso). Questo comprensorio boscoso è molto vasto e assieme alle attigue foreste di Kocevje in Slovenia e del Gorski Kotar in Croazia costiuisce l'habital ideale in cui vivono ben 10 specie di mammiferi carnivori. Sono poche oramai le località in Europa che possano vantare un patrimonio faunstico di tale ricchezza. Oltre all'orso bruno, sono presenti, seppur meno numerosi, le linci e il lupo che vive in queste foreste con un esiguo numero di esemplari attualmente difficilmente quantificabile.

Il vecchio confine, una volta aggirato il monte Nevoso, scendeva in direzione nord-est sud-ovest interessando il bacino idrografico del fiume Eneo che con breve percorso sfocia presso il porto della citta di Fiume in Croazia. Il confine, tagliando trasversalmente gli ampi terrazzamenti che uniformemente, ma con rapidità, degradano verso il golfo di Fiume, lasciava interamente in territorio italiano l'estremo lembo orientale del carso triestino il cui poco marcato orlo è attualmente attraversato dal confine tra Slovenia e Croazia. Questa discontinuità segna anche il confine idrografico tra i terrazzamenti carsici degradanti a sud verso il Quarnero (Croazia) e il bacino idrografico del Timavo a nord.

In generale, neanche dal punto di vista climatico il confine poteva avere una certa regione d'esistere. Sussistono, in realtà, delle differenze climatiche alle quali accennerò di seguito, ma sono evidenti solo nei settori centrali (in corrispondenza alla direttrice Trieste - Lubiana). Infatti nel settore delle Alpi Giulie, o in quello prealpino, solo nelle isolate circostanze in cui il confine correva lungo creste in direzione ovest - est appare evidente la distinzione tra il caldo e soleggiato versante sud e l'ombroso e freddo bacio rivolto a nord. Ma queste sono questioni, diciamo, microclimatiche, di scarsa attinenza all'argomento relativo al confine. Vista quindi la caotica disposizione delle valli, il clima di tipo alpino è presente in entrambi i versanti. Invece, se ci capita di attraversare i colli del vecchio confine tra il Carso e la Carniola centrale si percepisce nettamente la sensazione di passare da una zona avente clima meno continentale a zone con clima decisamente più freddo. Sia durante la stagione calda, sia durante il semestre freddo, rimarchevole è la rapidità con cui avviene questo cambiamento; esso può aver luogo o gradualmente o, più frequentemente, per bruschi strappi tra zone di transizione adiacenti che dipendono dal posizionamento dei rilievi e quindi, anche, dalla maggiore o minore esposizione ai freddi venti orientali. Approposito dei venti, la situazione spesso si inverte: il Carso, i suoi rilievi e soprattutto i suoi avvallamenti sono, in generale, molto più interessati al fenomeno della bora che non il versante nord - orientale del confine. Il fenomeno si acuisce (frequenza delle raffiche e loro intensità) man mano che ci si avvicina al mare e raggiunge l'acme sul ciglione carsico a ridosso del golfo. Questo vale sia per il golfo di Trieste, sia per il Quarnero. Ci sono, quindi, delle differenze climatiche e sappiamo quanta influenza il clima di un luogo possa avere sulle genti che lo abitano. Ricordo che, nella Slovenia dei nostri giorni, la linea del vecchio confine è tuttora considerata, non tanto per una suddivisione amministrativa tra le varie province o comuni, ma in quanto è riconosciuta l'entità geografica della regione posta al di qua del vecchio confine. Infatti il confine divide la Slovenia occidentale in: Primorska, cioè il litorale, e la Kranjska, ossia la regione più interna della Slovenia. Sentite sono inoltre le differenze tra le parlate dialettali diffuse tra queste due regioni della Slovenia poste al di qua e al di là del vecchio confine di Rapallo. Anche se, come si è più sopra descritto, il settore centrale non è costituito da una vera catena alpina, ma da una serie di monti alternati a pianure carsiche o altopiani rocciosi, è innegabile che questi rilievi di confine abbiano evidentemente una quota sufficiente per determinare differenza climatiche tra gli opposti versanti.

Queste piccole differenze climatiche si ripercuotono sull'aspetto paesaggistico. Il versante nord-est delle catene di confine è più ombroso e fresco dell'altro versante. Ciò determina una temperatura media inferiore di qualche grado e la persistenza della neve per periodi maggiori che non nel versante sud - occidentale. Mentre a sud del confine e nel Carso si gode, spesso durante l'inverno, dei vantaggi dell'inversione termica con giornate limpidissime e relativamente calde, il versante nord-orientale e le pianure interne della Slovenia giacciono spesso avvolte nel freddo e nell'umidità rimanendo a lungo nascoste da coltri fittissime di nebbia. La presenza più marcata di precipitazioni nevose contribuisce a rendere il paesaggio del versante interno del confine molto più verdeggiante: la maggiore umidità conferisce a quei luoghi caratteristiche ambientali tipicalmente prealpine anche a quote basse. Infatti, mentre, durante l'estate, i prati dei versanti meridionali risentono dell'arsura e facilmente, nei periodi di siccità più prolungati, assumono una colorazione giallo ocracea, l'ombrosità e la maggiore umidità dei versanti nord-orientali del confine, preservano per tutte la stagine estiva il verde lussureggiante dei prati. Anche la vegetazione boschiva risente di queste piccole ma significative differenze di temperatura e umidità. Sui versanti meridionali prevalgono i boschi misti di latifoglie con notevole presenza di querce, roverelle, ornielli e carpini. Diffusi sono anche i boschi di pino nero che, negli ultimi decenni, stanno espandendosi a scapito della classica landa carsica e delle pietraie. Nelle stazioni più fresche prevalgono purissime foreste di faggio; mentre i versanti più interni delle zone montagnose e il versante nord del confine sono il regno incontrastato delle peccete e dell'abete bianco. Il pino nero è meno frequente e lascia il posto al pino silvestre. Non mancano, inoltre, boschi misti di faggio e acero di monte e alcuni rari casi di boschi di betulle.


NEW Cime e passi sulla linea di confine (summits on the border line).

 



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