A few technical notes about eastern Vallo Alpino

Chapter V

 

Due to many a request from italian readers, the layout of "technical notes" has been doubled by inserting the italian version along with the original english one.  Thanks to both versions patient readers.

 

 

 

La classificazione delle opere del Vallo lungo la Jugoslavia (e una proposta di classificazione data dall'osservazione sul campo)

The ultimate classification of Vallo fortifications in former Jugoslavia (and a proposal from field observation)

 

Introduzione Introduction
Il centro di resistenza nelle sistemazioni difensive 200 The resistance center: basic unit of fortifications complying "circular 200"
Criteri per la classificazione delle sist.defensive del Vallo in generale General rules to classify all Vallo fortifications 
Criteri per la classificazione dei centri di resistenza Specific rules for resistance centers classification
Le tipologie dei centri di resistenza Resistance centers types
Il Centro di resistenza piccolo Small resistance centers
Il Centro di resistenza medio-piccolo Small- medium size resistance centers
Il Centro di resistenza medio Medium size resistance centers
Il Centro di resistenza grande Large resistance centers
Centri di resistenza paricolari Particular resistance centers
Caposaldi integrati: aggregazione di centri Aggregate strongholds: aggregation of centers
La classificazione dei caposaldi integrati Aggregate strongholds classification rules
Caposaldo integrato piccolo Small aggregate strongholds
Caposaldo integrato medio Medium size aggregate strongholds
Caposaldo integrato grosso Large aggregate strongholds
Conclusioni riassuntive Summing up conclusions
Centri di resistenza: tabella riassuntiva Resistance centers: summing up table
Caposaldi integrati: tabella riassuntiva Aggregate strongholds: summing up table

 

Introduzione

In questo capitolo si riprende il discorso su come sono fatti i bunker del Vallo: un argomento a cui abbiamo già accennato superficialmente nel capitolo II.

Nel prosieguo ci sono molti avverbi e locuzioni del tipo: "quasi sempre", "di solito", "generalmente": l'argomento richiede una certa prudenza dato che le certezze sono poche e le sorprese non mancano. D'altronde, se tutto fosse preciso e definito, non si sentirebbe la necessità di mettere un po' d'ordine in ciò che spesso sembra sfuggire a ogni catalogazione. Noi ci proviamo, forti non tanto della povera documentazione ufficiale, quanto d'una robusta mole di dati tratta dall'osservazione diretta, dallo studio e misurazione di circa 130 siti fortificati nei settori di nostra competenza.

 La classificazione delle opere del Vallo è solo in parte tratta dalle circolari emesse dal Ministero della Guerra nella seconda metà degli anni trenta. Pur essendo peculiare la situazione lungo la Jugoslavia (tanto da rendersi necessaria l'emanazione di una circolare specifica), la classificazione generica adottata può ovviamente applicarsi anche alle opere del vallo dei settori più orientali.

Le indicazioni delle circolari a livello centrale hanno inteso mantenere la necessaria generalità per permettere l'adattamento alle diverse situazioni del terreno a seconda dell'area geografica. Sembra che la stessa generalità sia applicata alla classificazione delle opere sia nella letteratura attuale, sia nelle circolari ministeriali dalle quali molti scritti prendono spunto. Un contributo decisivo alla soluzione delle questioni più tecniche (tra le quali anche la classificazione delle sistemazioni difensive) va ricercato nelle circolari operative emesse dal comando centrale del Genio militare e non nelle circolari del ministero della guerra.

Il punto centrale per la classificazione di un'opera complessa è l'individuazione degli elementi che la costituiscono: siccome un'opera difensiva poteva essere costituita da diverse strutture minori unite da camminamenti sotterranei più o meno lunghi, la classica suddivisione tra opere piccole, medie e grosse si adatta perfettamente alle singole unità costitutive, ma non alle opere nel loro complesso. Vedremo di dare nel prosieguo alcuni criteri di valutazione, dedotti dall'osservazione sul campo, la cui validità andrebbe confermata dalle fonti ufficiali tra cui, auspicabilmente, le citate circolari del Genio.

Si classificheranno le sistemazioni difensive riconducibili alla circolare 200 estendendo anche a esse la distinzione tra opere piccole, medie e grosse tratta dalla circolare 15000.

Il centro di resistenza nelle sistemazioni 200

 Il centro di resistenza o semplicemente "centro" è la più piccola struttura indipendente costituente le sistemazioni difensive del Vallo riconducibili alla circolare "200". Il centro di resistenza è un gruppo di armi (o al limite un'arma sola) e una parte logistica necessaria per mantenere il fuoco richiesto. Era dotato di un ricovero per la truppa, un alloggio per il comandante, un vano per la riserva d'acqua, alcuni altri vani per i viveri/parti di ricambio e un deposito di munizioni. C'è quasi sempre un'uscita di sicurezza (in diverse tipologie a seconda della profondità e della struttura del centro) ed era sempre garantita l'autonomia del sistema di rigenerazione/filtrazione e distribuzione dell'aria al ricovero e al personale nelle camere di tiro. Mentre il centro era indipendente per la ventilazione, ciò non era vero per l'elettrogenerazione: o non era prevista la presenza di un gruppo elettrogeno oppure il centro dipendeva dall'opera complessiva risultante (vedi dopo).

Criteri per la classificazione delle sistemazioni difensive in genere

A questo punto bisognerebbe capirci su che cosa s'intende per "opera importante". L'importanza in senso lato di un'opera difensiva è soggetta al momento contingente: invece per noi, semplici ricercatori sul campo, l'importanza si riduce alla grandezza della sua struttura testimoniata dall'estensione della parte logistica e dall'armamento. 

In generale, gli elementi che determinano l'importanza di un'opera difensiva sono i seguenti: numero e tipologia delle armi, protezione dal fuoco nemico (piccolo, medio, grande calibro), l'importanza relativamente al comando e l'autonomia. 

Si possono applicare i criteri menzionati per suddividere le opere del Vallo lungo la Jugoslavia raggruppandole secondo alcune tipologie aventi strutture diverse. Considerando tutte le opere difensive dotate di armamenti, esistono, grosso modo, due grandi raggruppamenti: semplici postazioni e centri di resistenza propriamente detti. Applichiamo i criteri citati,  supponendo di dover classificare un'opera difensiva generica con due armi. Se esistono corazze è probabile che si tratti di un'opera difensiva propriamente detta, se mancano le corazze (non perchè le hanno tolte!) è probabile siamo di fronte a una semplice postazione. Ciò naturalmente non sembra sufficiente per una distinzione netta: esistono armi in casamatte non corazzate anche nei centri di fuoco propriamente detti. Passando alla possibilità di resistere a diversi calibri, l'assenza di corazzature e gli spessori in cemento possono darci un'idea della sostenibilità: piccoli e medi calibri per una postazione, grandi calibri per le casamatte di un centro di fuoco. Esistendo però delle postazioni con spessori tali da resistere anche ai calibri maggiori, un giudizio sulla protezione non è determinante. L'importanza relativamente al comando e alla comunicazione non ci aiuta: a parte i collegamenti fotofonici che potrebbero essere presenti in entrambi i casi, gli altri mezzi di comunicazione non lasciano indizi nella struttura. Per sciogliere ogni dubbio si può passare all'autonomia dell'opera. Per prima cosa si valuti la presenza di una parte logistica sotterranea. Se non c'è, oppure è ridottissima, allora si tratta di una postazione. Sempre per quel che riguarda l'autonomia, si consideri la presenza del gruppo ventilazione e dei dispositivi per l'elettrogenerazione. Se mancano entrambi si tratta di una postazione, se ci sono entrambi o almeno il gruppo per la rigenerazione/ventilazione si tratta di un'opera propriamente detta. E' sottointeso che l'esercizio svolto si applica ai casi in cui la postazione isolata assomigli strutturalmente a una casamatta di un centro di resistenza propriamente detto. Esistono casi di postazioni isolate con strutture ben distinguibili e solo molto raramente inserite in centri di resistenza. 

Una volta stabilito che si tratta, per esempio, di una postazione si possono applicare reiteratamente i criteri visti per individuarne la tipologia. Per es. si riconoscerebbero le postazioni campali, le postazioni rinforzate con opere murarie aperte e le postazioni con camera di tiro in casamatta (casamatte isolate). Infatti, in relazione alla sola sostenibilità dei bombardamenti, le postazione campali potevano reggere solo gli attacchi della fanteria, le postazioni aperte rinforzate con opere murarie al massimo i piccoli calibri, mentre le postazioni in casamatta isolate (come anche le Pariani) medi o grandi  calibri a seconda degli spessori. Un giudizio sull'autonomia di una postazione si limita alla valutazione della parte logistica (se c'è) dato che non ci sono nè il gruppo rigenerazione/ventilazione, nè, di conseguenza, il generatore elettrico.

Le conclusioni sono essenzialmente due. Prima: i criteri visti sono applicabili sia per stabilire il tipo (la struttura) della fortificazione sia per dare un giudizio sommario sulla sua importanza (una volta stabilito il tipo). Seconda: per una valutazione completa di una fortificazione non basta uno solo o solo alcune delle caratteristiche citate, ma serve la valutazione di tutto l'insieme degli elementi visti (integrati anche da alcuni criteri aggiuntivi che tralasciamo: presenza di una guarnigione permanente, disponibilità di rifornimento idrico in loco, disponibilità di ricovero di uomini e mezzi per il contrattacco, completezza della cinta di reticolati, collegamenti e raggiungibilità con la rete di comunicazione viaria, etc).

 

 

 

 

Criteri per la classificazione dei centri di resistenza

Supponiamo invece che si tratti di un centro di resistenza vero e proprio (vedi paragrafo precedente). Riapplichiamo i criteri utili alla classificazione già noti. Autonomia: tutti i centri sono predisposti a ospitare un sistema di rigenerazione/ventilazione, ma solo alcuni hanno dei vani preposti al generatore elettrico. Pur non sapendo fino a che punto l'assenza di un vano per il o i motori influenzi l'autonomia (attivazione di gruppi elettrogeni in posizioni viciniori o in vani attrezzati diversi), questo criterio può in effetti essere sintomatico nella valutazione di un'opera difensiva relativamente alla sua capacità di resistere in autosufficienza. Se per autonomia intendiamo anche la capacità di resistere in termini di riserva di munizioni, parti di ricambio o d'acqua, risulta impossibile giudicare l'importanza di una struttura secondo questo criterio dato che, in fondo, si tratta di catalogare ruderi o infrastrutture molto danneggiate. Altresì difficile sembra valutare l'importanza di un manufatto dalla capacità d'osservazione del terreno e dai mezzi disponibili per la comunicazione, che, a parte il collegamento fotofonico, non lasciano tracce nella struttura dell'opera. Non solo, ma per quanto visto, quasi tutti i centri di resistenza, essendo per lo più opere con la parte logistica sotterranea e con casamatte appropriate, resistevano ai bombardamenti dei grossi calibri. 

Per quanto dimostrato poc'anzi, venendo a mancare alcuni importanti elementi discriminanti, tutto ciò che possiamo fare è intuire l'importanza dell'opera solo dall'armamento, dalla sua posizione in relazione agli obbiettivi e dall'importanza strategica attribuita agli obbiettivi stessi. Quindi, non solo il tipo degli obbiettivi determinava la tipologia dell'armamento, ma sono la loro importanza e numero a determinare il volume di fuoco prodotto e quindi il numero delle armi della fortificazione. In merito alla posizione, tanto più la fortificazione sorge in un luogo prominente o strategico, tanto maggiore sarà il numero di obbiettivi che si rivelano, tanto più numerose saranno le sue armi e quindi tanto più grande (in termini di sviluppo) sarà l'opera. Seppure parziale e approssimativa, la classificazione di ciò che rimane dei centri di resistenza basata sull'armamento ed eventualmente sulla presenza di un locale per il gruppo elettrogeno è l'unica attuabile vista l'inapplicabilità dei criteri rimanenti.

Non è che basandosi sull'armamento tutti i problemi legati alla classificazione siano risolti. In tanti casi i malloppi sono distrutti al punto tale da rendere irriconoscibile il numero e la tipologia delle armi. In queste situazioni, la deduzione del numero delle postazioni dalle dimensioni dei ricoveri o il confronto con casamatte intatte di opere similari rendono meno approssimativa l'attribuzione di un centro a uno o all'altro gruppo.

Se vanno contate le postazioni, un dubbio sussiste nel caso delle torrette o delle casamatte con unica camera di tiro, ma due o tre feritoie. E' noto che una torretta poteva proteggere due mitragliatrici azionate contemporaneamente. Le feritoie sono quattro, le armi contemporaneamente utilizzabili erano due, ma non sappiamo se l'utilizzo contemporaneo delle sue mitragliatrici fosse una regola prevista oppure un'eventualità eccezionale. Siccome per numero di armi si potrebbe intendere il numero di postazioni, c'è il dubbio se considerare la torretta una postazione doppia o quadrupla. Se il numero di postazioni va inteso come capacità di battere l'obbiettivo e quindi come numero di armi utilizzabili contemporaneamente, una torretta equivarrebbe a un malloppo per due mitragliatrici.

Le tipologie dei centri di resistenza 

I centri di resistenza si dividono in centri piccoli, medio-piccoli, medi e grandi. Alla luce di quando discusso qua sopra, si prescinde da tutti gli altri criteri e si giudica piccolo o medio-piccolo un centro di resistenza se è dotato al massimo di due armi, medio se ne ha 3 o 4 e grande se ha un numero di armi maggiore o uguale a 5. 

Centro di resistenza piccolo

E' una struttura difensiva dotata di due postazioni con uno sviluppo strutturale molto limitato. Generalmente costruita in cemento, ingloba sia la parte logistica sia le casamatte che essendo a ridosso del ricovero, fanno di conseguenza assumere alla sistemazione difensiva l'aspetto di un grosso monoblocco in cemento generalmente allungato nella direzione del lato maggiore del ricovero. Il monobocco risulta essere più o meno visibile a seconda della posizione e dell'interramento. Lo spessore minimo è di 2-3m e quasi sempre è sprovvisto di uscita di sicurezza (se c'è, ma è raro, generalmente è in piano data la scarsa profondità della struttura). Sprovvista, in genere, di un sistema completo di elettrogenerazione, dispone del sistema di rigenerazione/filtrazione e distribuzione dell'aria. Le latrine consistono in un gabinetto posto all'ingresso o in angolo del ricovero. Il ricovero è unico: in esso oltre alle nicchie per il ventilatore manuale e quelle per il deposito di materiale vario, si possono ricavare alcuni vani con delle paretine divisorie per l'alloggio del comandante o qualche deposito aggiuntivo. L'armamento consiste in due mitragliatrici le quali, trattandosi di un vero e proprio centro di resistenza, sono sempre protette da corazze in tre parti o piastre scudate a minimo spessore frontale a seconda se l'azione di fuoco fosse stata di fiancheggiamento o frontale. Spesso l'azione era di fiancheggiamento alle opere più grandi di un caposaldo, ma non mancano casi in cui le due mitragliatrici erano protette entrambe da casamatte metalliche, oppure una protetta da casamatta metallica e l'altra da piastra scudata a minimo spessore.  

Esempi più comuni di centri di resistenza piccoli: monoblocco in cemento con due blocchi di combattimento distinti (ma sempre inglobati nel monoblocco) con entrambe le mitragliatrici protette da corazzatura in tutte le possibili combinazioni a seconda del tipo di azione richiesta dal corrispondente obbiettivo: tre parti, piastra scudata o casamatta metallica.

 

Centro di resistenza medio-piccolo

E' un centro di resistenza la cui struttura ha uno sviluppo maggiore di quello piccolo: vi si differenzia perchè non ha la struttura compatta tipica del piccolo centro di resistenza, ma essendo in caverna, ha uno o due blocchi di combattimento collegati ai ricoveri con corridoi e scalinate di un certo sviluppo. Queste opere hanno due armi ospitate o in blocchi distinti oppure nello stesso blocco di combattimento. Si distingue da un centro piccolo oltre che per lo sviluppo lineare maggiore, anche per l'autosufficienza in relazione alla produzione di corrente (c'è sempre il gruppo elettrogeno) e per la parte logistica in caverna (a differenza del centro piccolo che, essendo più superficiale, è in cemento). Quasi sempre sono dotati di un'uscita di sicurezza, mentre l'impianto per le acque nere prevede delle latrine generalmente presso qualche corridoio d'ingresso. Valgono le stesse considerazioni dei centri piccoli per il ricovero e gli altri vani della parte logistica. Per quel che riguarda le due bocche da fuoco, ci possono essere due mitragliatrici oppure un pezzo AC e una mitragliatrice. Le due mitragliatrici sono in casamatte metalliche, oppure protette da corazze in tre parti o corazza scudata a minimo spessore frontale a seconda se l'azione di fuoco fosse stata di fiancheggiamento o frontale. Esempi: opera in caverna con due mitragliatrici in casamatte metalliche o in cemento, blocco proteggente lo sbocco dell'uscita di sicurezza in pozzo e gruppo elettrogeno nel blocco d'ingresso; centro in caverna con una mitragliatrice e un pezzo AC; centro in caverna con una torretta, gruppo elettrogeno all'ingresso, blocco per uscita di sic., centro con parte logistica in caverna e malloppo in cemento con due mitragliatrici.

 

Centro di resistenza medio

Ha un numero complessivo di postazioni (armi) variabile da tre a quattro. Quasi sempre sono dotati di parte logistica in caverna anche se non mancano casi di centri medi in cemento. L'opera dispone di un sistema completo di elettrogenerazione. Generalmente c'è un solo gruppo elettrogeno e un'uscita di sicurezza. Si potrebbero citare per esempio: tutti i centri con tre mitragliatrici protette da corazze; i centri con due pezzi AC e due postazioni per mitragliatrici; centri con tre casamatte e un osservatorio metallico, oppure con una una torretta e due mitragliere in casamatte, oppure: una torretta, un pezzo AC in casamatta di calcestruzzo e una casamatta metallica per mitragliera e così via per tutte le rimanenti combinazioni.

Centro di resistenza grande

La struttura è tale da resistere al grosso calibro avendo la parte logistica in caverna e casamatte appropriate. Sono dotati di tutte le facilitazioni necessarie per resistere a lungo e in totale autonomia. Non mancano gli osservatori metallici. I centri di resistenza grandi hanno almeno 5 postazioni per armi di varia natura. I vani per i gruppi elettrogeni possono essere due: uno ricavato presso l'ingresso principale e l'altro presso qualche uscita di sicurezza. Sono dotati di un numero di ricoveri proporzionato a quello delle armi. Anche i dispositivi per il filtraggio, rigenerazione e distribuzione dell'aria dipende dalla grandezza dell'opera. 

Un esempio sono le batterie di quattro o più pezzi in casamatte metalliche o in cemento, due mitragliatrici anch'esse in casamatte metalliche o in cemento e qualche osservatorio metallico. Sono previste altre diverse combinazioni, per esempio: due pezzi AC, una torretta e qualche malloppo di due o tre mitragliatrici, oppure un paio di postazioni per pezzi anticarro e un paio di casamatte per due mitragliatrici ciascuna. Rientrano tra i centri grossi le batterie in caverna con 5 o più pezzi 75/27 e qualche osservatorio.

 

 

 

 

 

Centri di resistenza particolari

Un caso particolare è dato da un centro di resistenza dotato di una sola torretta, una parte logistica con un ricovero e una limitatissima serie di vani minori. Se il centro è un monoblocco in cemento a sè oppure è aggregato ad altri centri (vedi dopo i caposaldi integrati) solitamente manca l'uscita di sicurezza, altrimenti, se in caverna, l'uscita può esserci. Dal punto di vista della catalogazione, se la struttura è un monoblocco in cemento, tale centro dovrebbe essere considerato un centro piccolo; se invece la struttura è in caverna, potendo avere anche un gruppo elettrogeno e un'uscita di sicurezza, andrebbe considerato come medio-piccolo.

Ancora più particolare sarebbe il centro di resistenza piccolo dotato solamente di un osservatorio, solitamente metallico, e relativo ricovero. In tal caso, a rigore, il centro di resistenza sarebbe un centro di comando o collegamento addirittura sprovvisto di armi da fortificazione. Oltre al classico osservatorio con cupola metallica, questi centri possono essere dotati di un osservatorio in cemento con uscita di sicurezza. Non ancora incontrati, invece, i centri con un solo osservatorio in cemento dotato di corazzatura e apposito scudo.

I centri con una sola torretta, essendo stati costruiti in aggiunta alle opere di un caposaldo per completarne la protezione ravvicinata, si trovano in prossimità del caposaldo. I centri con un solo osservatorio, invece, dovendo potenziare la rete d'osservazione dell'intera linea (Gaf o artiglieria), si possono trovare sulla sommità di qualche monte in posizione dominante più o meno avanzata.

Un caso particolare è il centro di resistenza "a sviluppo lineare" che si unisce quasi sempre a centri similari per formare opere più complesse. Trattasi di un centro di resistenza medio-piccolo o medio in caverna che si sviluppa lungo un singolo corridoio; esso collega le armi (organizzate in un singolo malloppo o in una casamatta) con la parte più interna dell'opera. La parte logistica è costituita da un ricovero (dalle dimensioni appropriate per il numero di armi) e tutta una serie di vani di diversa grandezza (adibiti ai soliti scopi) che si aprono nel corridoio principale. C'è un'uscita di sicurezza indipendente sia dalla casamatta sia dagli altri centri. Una nicchia, dalle dimensioni caratteristiche, ospitava i filtri e il ventilatore; anch'essa s'apre nel corridoio e in posizione comoda per l'afflusso dall'esterno dell'aria fresca che era prelevata di solito (perlomeno in questa tipologia di centro di fuoco) con delle tubazioni nel blocco dell'uscita di sicurezza.

Si noti che non basta un semplice corridoio collegante la parte centrale di un centro a un malloppo per indicare quel corridoio quale centro di resistenza: ribadiamo che il centro di resistenza è la più piccola unità funzionale indipendente dagli altri e in grado di mantenere autonomamente la sua azione. Oltre alle armi, ci debbono essere un'uscita di sicurezza e una parte logistica (ricovero, sistema di ventilazione e i depositi (materiale vario, armi e parti di ricambio, munizioni, viveri e acqua)).

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Caposaldi integrati "200": aggregazione di centri

Un caposaldo era un insieme di 2, 3, 4 o più centri di resistenza. Posti in luoghi strategici, i centri di resistenza erano distinti e fisicamente a se stanti mantenendo i soli collegamenti radio/tele/foto fonici. Altrettanto spesso, se la situazione del terreno e la posizione reciproca dei centri lo avessero permesso, due o più centri potevano essere collegati da passaggi sotterranei. In tali casi la sistemazione difensiva risultante assumeva uno sviluppo  decisamente maggiore dei singoli centri di resistenza. Il collegamento sotterraneo permetteva il trasferimento di uomini, mezzi, armi (e comandi) da un centro all'altro del caposaldo a seconda delle necessità complessive del caposaldo in relazione all'obbiettivo. Pur acquisendo, quindi, una notevole organicità e funzionalità di tipo integrato, ogni centro manteneva la sua indipendenza operativa. Si pone il problema della denominazione di tale sistemazioni difensive ottenute dall'aggregazione di più centri di resistenza. Da qualche parte, come già accennato, le chiamano semplicemente caposaldi. Per non confonderle con i caposaldi intesi quali insiemi di centri distinti e scollegati fisicamente, queste aggregazioni di centri "200" si potrebbero chiamare sistemazioni complesse oppure caposaldi integrati in quanto la connessione mediante una galleria di due centri determina una sistemazione difensiva unitaria concettualmente simile a un centro di resistenza allargato. Probabilmente il caposaldo integrato era l'optimum a cui ogni capolsaldo avrebbe dovuto tendere. Ogni centro di resistenza (costruiti per primi) avrebbe dovuto essere collegato, tramite passaggi sotterranei, col massimo numero possibile di centri appartenenti al caposaldo per coordinare la difesa di più centri come fossero un unico centro di resistenza. Se ogni centro di resistenza di un caposaldo fosse stato completamente indipendente, allora il collegamento mediante gallerie avrebbe potuto intendersi quale completamento alla funzionalità da portarsi a termine anche in un secondo momento una volta resi operativi i vari centri. In realtà, la non totale autonomia dei centri raggruppati e quindi la necessità di appoggiarsi ad altri centri per quel che riguarda la generazione di corrente elettrica, fa pensare che la struttura complessiva di un caposaldo fosse prevista e progettata fin dall'inizio. Ossia la natura del terreno e soprattutto la tipologia e il numero degli obbiettivi inducevano i progettisti a scegliere la soluzione di più centri collegati piuttosto che un unico centro di resistenza a se stante. Per esempio, uno sbarramento stradale era battuto generalmente da un caposaldo con due centri di resistenza posizionati sui lati opposti della strada. Le condizioni fisiche del terreno e la posizione della strada suggerivano in sede progettuale l'opportunità di mantenere il caposaldo con due centri separati ai due lati della strada, oppure di collegarli con un cunicolo sotto la sede stradale per avere un caposaldo integrato di due centri aggregati. L'unione di due o più centri non era cioè un optional aggiuntivo, ma una decisione a livello progettuale presa a priori.

 

Classificazione dei caposaldi integrati aggregazione di centri 200

Così come si è stabilita una certa gerarchia per quel che riguarda i centri di resistenza, si tratta adesso di giudicare l'opera difensiva risultante dall'aggregazione di più centri di resistenza. Applichiamo gli stessi criteri di valutazione così come per i singoli centri di resistenza considerando in più il numero e tipo dei centri costituenti: protezione dal fuoco nemico (piccolo, medio, grande calibro), l'autonomia e l'importanza relativamente al comando. Così come, per valutare la grandezza di un semplice centro di resistenza, si considerano il numero e il tipo delle sue armi, per i caposaldi integrati, mutatis mutandis, l'armamento è valutato attraverso il numero e la tipologia dei centri costituenti. Anche per i caposaldi integrati, così come per i centri di resistenza, dimostriamo che l'importanza è deducibile dal numero e tipo di armi e quindi dall'importanza dei singoli centri costituenti in quanto vengono meno i restanti criteri. La protezione dal fuoco nemico è sempre ai medi e grossi calibri: essendo tutti i caposaldi integrati in caverna, erano adatti a sostenere bombardamenti di ogni calibro. Sempre nell'ottica del ricercatore sul campo, risulta impossibile valutare l'importanza strategica dell'opera se non dall'importanza dei suoi obbiettivi: si intuisce cioè l'importanza di un'opera proprio dalla sua posizione in relazione agli obbiettivi e quindi dal numero e tipo di armi e non dalla sua importanza relativamente al comando o dalla maggiore o minore capacità di resistere in autonomia. Non solo, ma, considerando il numero e la vastità dei diversi centri uniti nel caposaldo integrato, si tiene conto del maggiore sviluppo complessivo la cui metratura richiedeva un maggiore impegno elettrico e talvolta un maggiore impegno in termini di tubazioni e collegamenti. Infatti, a parità del numero di armi, un caposaldo integrato ha uno sviluppo molto maggiore di un semplice centro di resistenza.

Avendo sottinteso che i centri aggregati siano opere con parte logistica in caverna e quindi in grado di fronteggiare bombardamenti di grosso calibro, consideriamo il numero e la tipologia dei centri costituenti (numero di armi tot.) quali unici criteri determinanti per una loro classificazione.

La tabella mostrata qua sotto indica tutti i casi che teoricamente potrebbero verificarsi ossia tutte le combinazioni di centri piccoli, medi e grandi riuniti in caposaldi integrati di 2, 3 , 4 o più centri. Osservando l'ultima colonna indicante se la combinazione in esame ha avuto riscontro nella ricognizione, si nota che i casi trovati sinora siano piuttosto pochi. La tabella dimostra anche che è impossibile suddividere i caposaldi integrati solamente in base al numero di centri costituenti, ma bisogna ricorrere alla loro tipologia: ciò determina un vincolo sul numero complessivo di armi del caposaldo integrato. Ossia: se ci sono due centri e le postazioni complessive sono 4, allora si tratta di un caposaldo integrato piccolo. Se i centri costituenti sono 2 o 3 e le armi sono comprese tra 5 e 9 allora si tratta di un caposaldo integrato medio, se sono 10 o di più il caposaldo è grande. Se infine i centri sono 4 o di più e le armi sono 10 o più allora il caposaldo integrato è considerato grande. Per evitare complicazioni, si potrebbero tralasciare i due casi di caposaldi integrati con quattro centri aventi un numero di armi inferiore a 10 (caposaldi integrati di media grandezza peraltro non (ancora) osservati sul campo) e considerare come grande un centro aggregato con 4 centri a prescindere dal numero di postazioni. Riassumendo (vedi tabella in fondo al documento): caposaldo integrato con due centri e 2-4 armi: piccolo, due centri e 5-9 armi: medio, due centri e 10 o più armi: caposaldo integrato grande. Caposaldo integrato con tre centri: se con armi 5-9 è considerato medio, se con 10 armi o più, è considerato grande. Caposaldo integrato con almeno 4 centri: grande (a parte le due eccezioni segnalate). 

Il numero massimo delle postazioni per i caposaldi integrati piccoli e medi (rispettivamente: 4 e 9) e il numero minimo di postazioni per i caposaldi integrati grandi (10) sono stati scelti in modo arbitrario, ma basandosi ragionevolmente su quanto osservato. 

Centri con un'arma sola, seppur non escludibili a priori, non sono stati presi in considerazione.

Introduction

We are going to take up a subject whose surface has been already scratched in chapter II: the structure and classification of Vallo bunkers. While reading, the keenest visitors will note how often abverbs like "generally", "commonly" and similar, are used. On the one hand, when speaking about Vallo forts, anyone infact must be prudent since surprises unluckily seem to be more than certainesses; on the other hand, were all clear and defined, there surely would not be any reason to order what too often eludes any classification. We are going to try it relying much on many technical details got from direct measurements and observations during recconnaisance (about 130 sites visited so far).   

Vallo forts classification partially comes from circulars issued by the Ministry of War in Rome during the second half of 1930's. However peculiar was the situation along former Jugoslavia border, the classification is so general to fit easternmost sectors forts as well.

Infact suggestions from the circulars were enough general to make all be adaptable to as many situations as possible (even if woods covered border with former Jugolsavia indeed forced Rome to issue a special circular). As said, the same generality has been unfortunately applied to a sort of rough classification of forts. A more usefull contribution to solve the problem of forts classification could be possibly found in some documents issued by italian engineers corps instead of the Ministry of war.

Since the biggest Vallo forts had been planned and built by linking small self-sufficient units, the hardest task seems to distinguish them while visiting a complex structure. The classical division of defensive works into small, medium size and large forts strictly fits any single brick of the fortification, but it doesn't work if applied to the overall structure. Some suggestions to distinguish the units and a simple but correct classification of the most complex fortifications will be given in this chapter; Coming this classification mainly from our field research, suggested classification rules hopefully are to be still confirmed by the cited documents by engineers corps.

In this page, the classification of defensive works given on circular 15000 will be extended to the basic units of the fortifications built according to circular 200.  

 

 

 

The resistance center: the basic unit of circular 200 fortifications

The resistance center or simply "center" was the smallest self-sufficient unit whose aggregation could make up the biggest 200 fortifications. The center is a heap of weapons and a logistical section for gunners and other personell to survive enemy shelling. There was a room for the troop to dwell, a room for the commander, a few recesses for spare parts, spare weapons, an ammunitions deposit and a recess to store food and drinking water. There is almost always an independent security exit whose structure depends on the fortification depth. Regardeless of whether it could be electrically or manually operated, the ventilation of the underground rooms as well as the firing chambers on the surface was guaranteed by and independent air filtration and regenerating devices and ventilator.  Though self-sufficient as for the ventilation, most of centers relied on the overall fortification as for what concerned the electrical power generation (see ahead).

General rules for the classification of Vallo works

It should now be said what we mean when speaking about an "important defensive work". The importance of a defensive work much depends on current conditions like enemy action, its level of surprise or the fortification current functionability. For the point of view of simple historical sites visitors as we are, the importance inevitably shrinks to just the bigness and the armament.

A few criteria could be considered when ranking vallo fortifications in general. They are the following: number and type of weapons, protection against enemy bombs (small, medium or big artillery shelling), commanding importance and self-sufficiency.

Being general, we could try to use the mentioned standards to distinguish the overall heap of defensive works of Vallo dividing them into some big groups. We will rank all works able to sustain an active defensive action against advancing forces distinguishing properly said resistance centers from simple positions. Let's suppose to visit a work with two weapons and to be asked about its classification. If weapons would be placed behind steel armours, that fortification is likely to have been the casemate of a properly said defensive work; if there aren't any armours (not because they have been extracted!), it's likely to be a simple stand alone position. All this seems of course not sufficient to value the work since there could be resistance centers having simple positions without any armours (rare indeed). We could then have a look at the wall thickness: stand alone casemate could stand small or medium artillery shots, while the proper concrete thickness along with the appropriate steel armour made resistance centers casemates stand any bigness shots. This will not help since simple casemate shaped positions could have had so thick walls to stand any bigness shelling as well. Leaving communication devices no signs to archeologists (beside the twin photophonic tubes which might be on both resistance center casemates or stand alone casemates), the importance of the work under examination as for the communication is also useless for our aim. To solve any doubt one has to value the most obvious thing which relates to the self-sufficiency: the presence and bigness of an underground part supporting the weapons. If there isn't any or it is limited to a single or double underground rooms, it is a simple position. Another usefull rule, is observing if the fortification has been planned to be equipped by a ventilator and electrical power generating engines. If there is neither the ventilator recess nor the rooms for the engine, then the fortification under observation is to be considered as a simple position. Otherwise, if there is the place for the ventilating devices to be set, it is a proper resistance center regardless of whether engines rooms are present or not. It has been understated that the classification exercise was about a stand alone position looking like a casemate similar to those of properly said resistance centers: there infact exist different structure positions rarely inserted in centers and easily distinguishable from the casemates of a resistance center.

Once it has been established that the fortification under observation is for instance a stand alone position, the usual rules could be re-applied in turn to distinguish additional sub-groups inside the position group. Applying for instance the artillery shots sustainability, we would divide the positions group into the following sub-groups: simple field position, open position enhanced by concrete walls and positions which are stand alone casemates being weapons emplacements set inside a massive concrete box. Infact simple field position could stand only infantry attacks; open wall enhanced positions could stand only small size shots while casamates (like Pariani positions) should have stood any size shots provided that they had been made by concrete walls of appropriate thickness. Valuing a position by its self-sufficiency is irrilevant: having a position neither a ventilator not an engine, the only usable rule would the bigness of its logistical part which, if present, is made up just by one or two underground recesses (ammunitions and spare weapons deposit).

Willing to draw any conclusions, we could first say that cited rules can be usefull to either define a few types of vallo fortifications valuing their structures and to consequently judge their importance (bigness) once the type's been established. Secondly could we add that using only one of said rules seems unsufficient. In order to ultimately value a vallo fort, all cited rules on the contrary should be applied along with a few more details: the presence of a permanent garrison, the constant water supply availabilty, enough undergound room to store counterattack weapons, means and men, completeness of barbed wires fences, road network connectivity and so on.

Rules for the classification of resistance centers

Let's suppose instead that the fortification under observation is a properly said resistance center (see previuos paragraph). We can re-apply the usual rules to divide centers into specific groups. As for the self-sufficiency: all centers were equipped by regeneration/ventilation devices, but not all had the electrical power generating engine. Although mobile generators could have been set up or conventional ones could have been set up in different recesses, the presence of a specific room can be symptomatic to value the self-sufficiency. Since what should be classified is after all ruins and damaged fortifications, it's impossible to judge their self-sufficiency which could also be given by the water storage bigness or the ammunition deposit capacity. The same is to be said for the importance with regard to the connectivity to other forts on the line as no connection devices can leave any signs, but the photophonic tubes. Moreover, most of, not to say all, resistance centers had been made to stand heavy shelling having underground logistical parts and appropriate thickness concrete casemates with steel armours.  So, most of the classification rules seem to fall. What we still can do is judging a fortification either by detecting the number and type of its weapons or by observing its position with regard to the number and importance of the targets. Weapons type depended on which the target was; moreover the more the targets, the larger the weapons number. Moreover, the higher the fortification site, the more the visible targets thanks to the position; the larger the positions number the bigger generally the fortification plan.   

Though rough and approximate, the classification based on the weapons number and the presence of generator is the only appliable given the strong difficulty to apply left rules to ruins.

Some troubles rise even when using positions number rule: in some cases casemates have been destroyed to such a point that it's hard to see any signs resembling weapon emplacements. Deducing the position number by making a comparison with intact casemates of the same type or valuing the positions number by observing the corresponding room size makes the classification more accurate.

In case of turrets or combat blocks with single firing chamber but multiple embrasures, there may be doubts about the number of positions. It is known that a turret might emplace one or two HMGs in the same time: embrasures are four, but HMGs are two. The positions number should be intended as the number of weapons able to fire on the target in the same time. If we choose this rule, a turret counts for two weapons. Fewer doubts come from casemates with single firing chamber but multiple embrasures (two or three). In most of cases not only has every embrasure a HMG emplacement, but the single firing chamber has enough room to arguably host as many weapons firing in the same time as embrasures. In this cases every embrasure then must be counted as one weapon position. 

 

 

 

 

 

Types of resistance centers

They can be divided into 4 groups: small, small-medium size, medium size and large resistance centers. With regard to what has been discussed above, we disregard any classification rules but the positions number. If the resistance center has atmost 4 weapons, it is considered as small or small-medium size; if it has 3 or 4 weapons it is a medium size center; if it has 5 or more weapons, it is called large resistance center. 

Small resistance centers

They are small defensive works having 2 positions and a very limited structure. Made of concrete, this work looks like a massive concrete parallelepided shaped block stretching along the bigger side of its rectangular room; its compact structure becomes more or less visible according to its position and to how much covered with earth it can be. The structure has both logistical part and firing chambers inside the same concrete block whose least thickness is about 2-3 metre. There isn't any security exit (we had better say that they are uncommon). In spite of having no electrical power generator room, it was equipped by a complete air-regeneration and distrubution system. Latrines are a single post sewer at the entry corridor or at a room corner. A few niches opening on the short entry corridor or the room were for ammunitions or spare weapons and food to store. They may be bricks or thin concrete walls inside the room by which the commander room or additional purposes recess were got. Weapons were two HMGs whose crews would be protected by three part steel armours or minimum thickness steel shields according to whether the required fire action had respectively been flanks supporting or a direct one. The required action very often was supporting the biggest works of a certain stronghold, but there are also many cases of small resistance centers with two HMGs both emplaced into steel casemates or behind one steel casemate and one minimum thickness steel shield. 

Being possible that each of two HMGs may have different targets requiring different protections, the two weapons can be hidden behind any combinations of steel armours types: 3 parts steel armour, heavy steel shield or steel casemates made up by three or four parts. In any case, the two HMGs blocks are embedded inside the concrete structure.

 

 

Small-medium size resistance centers

They are small resistance centers because they have two weapons but also medium size ones because weapons are far apart and not embedded inside the same concrete block along with the main room like in small centers. Infact having not small medium size centers so compact a structure as small ones, they may have long corridors linking the central rooms to combat blocks. Unlike small centers, the logistical part commonly is dug and there is always a security exit which may have or not have a protecting concrete block. Besides being small-medium size centers usually dug unlike small centers which are compact concrete blocks more or less buried into the terrain, another feature differentiating small-medium centers from simple small ones is the presence of the electrical power generation recess. Weapons are two HMGs or an AT gun and a HMG emplaced in different casemates or two HMGs emplaced inside the same block. Weapons protection is always enhanced by proper steel armours whose type was chosen according to the required fire action. Black waters collecting system got sewage from the latrines usually made inside recesses opening on the entry corridor or the walkway to the security exit. Common to small-medium size centers may be the following examples: dug logistical rooms with 2 steel casemates for HMGs emplaced in two distinct blocks, security exit block and main entry block hosting the engine; dug work with AT gun and HMG positions; dug center with only a turret but also with a security exit block; dug logistical part serving 2 HMGs emplaced in the same surface combat block (generally having also a security exit) with electrical power generator inside entry block.

 

Medium size resistance centers

This resistance center has 3 or 4 weapons. Its logistical part commonly is dug, but there are cases of medium size centers with an overall concrete structure. This work always has an appropriate room for the electrical power generating engine and it's, of course, equipped by the air regenerating and distrubution devices. There is usually one electrical power generating room and one security exit. Just to cite a few example disregarding all uncommon but possible combinations of weapons and armours: center with 2 AT guns and 2 HMGs; 3 HMGs in 3 distinct casemates along with a concrete or steel cloche observatory; one turret and 2 HMGs in distinct casemates; one AT gun emplaced in a concrete casemate along with a turret and a HMG inside a steel casamates.

Large resistance centers

Since large centers should have been capable to stand enemy actions for long and with total self-sufficiency, their casemates and underground structure are such to stand any bigness shelling. There may be concrete or steel cloche observatories as well. Groups of recesses for electrical power generating engines, accumulators and gasoline deposits are got inside the main entry block and sometimes inside some security exit block. The number of underground rooms for troops, gunners and general personell depends on the armament. This center has 5 or more weapons. There may be many a set of filtration/regeneration and ventilation devices depending on the center bigness.

As a typical example, we could cite the artillery batteries whose underground parts are as big as required by the number of weapons. The typical battery configuration required 4 guns, 2 HMGs and one or more observatories. The guns may have been emplaced either inside simple concrete casemates or in steel casemates embedded in turn inside massive concrete blocks. The short range defence of the battery was assured by a couple of HMGs possibly emplaced into distinct steel casemates, while artillery shots would be guided by the optical instruments inside the observatory. Once dismantled, sometimes could the whole battery be set on wheels or carried by mules. Besides batteries, we could cite a few more examples. The large center with 2 AT guns, a turret and one or more casemates for two or three HMGs each. Larger artillery batteries with 5 or more 75/27 guns can be also included in large centers group. They must have observatories and usually have some HMGs for short distance defense.  

Singularities amongst resistance centers

A particular case is the resistance center with only one turret and the corresponding underground room. If the structure is made of concrete, the center should be considered as a simple small resistance center. If, otherwise, it has a deeper room dug beneath the turret, we should classify it as a small-medium resistance center. This center may also have a security exit block. If the center is concrete made or belongs to aggregate strongholds (see afterwards) it usually has no security exit.

Another center seems even more particular: a work made up by an observatory and its underground room. Lacking in any fortification weapon emplacements, this center strictly shouldn't even be considered a proper resistance center, but rather a command or communication knot. Besides the typical steel dome-like observatory, they may have a concrete observation block (sometimes with a security exit) or casemate-like observatories equipped by specific steel armours. Stand alone observatories were intended to complete the GaF observation net or to enhance the action of batteries observatories.

As single turret centers were usually to enhance the stronghold short range defence, they lie close to the other centers of the stronghold. As, on the contrary, stand alone observatories should have improved the whole defensive system observation net, they can be found on strategic outposts far apart from any other fortifications.

Another interesting case amongst singularities is the "linear structure center" which is not indeed a rarity since it often is the basic unit of aggregate defensive works (see the following paragraph). It is a small-medium size or medium size center having its combat block linked by a single straight corridor to other centers. The corridor infact ends up with a single combat block with one, two or three weapons. One or two rooms, depending on the weapons number, are lined up with the corridor. The linear corridor is also where minor recesses for well known uses open their access. There's always an independent security-exit whose shaft is as deep as required by the structure depth. A niche was for the regenerating and ventilation devices whose fresh air inlets were often made inside the security exit block.

A simple straight corridor linking central rooms to one casemate is not to be considered an independent center. We recall that the resistance center is a self-sustaining firing unit capable to both stand enemy shelling and to stop advancing enemy. Its counterpoising active resistance should have been as indipendent as possible from any external support. Besides weapons, there must be any facility supporting weapons functionality and gunners. There must therefore be a room for men to rest, water reservoirs, ammunitions, spare parts and spare weapons deposits specific for that center and, above all, a complete set of air regenerating and ventilation devices. There must be also an independent security exit.

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"200" centers linked by underground passages: aggregate strongholds

Conventional strongholds were heaps of 2, 3, 4 or more standing alone resistance centers. Placed on strategical spots with regard to targets, in spite of being linked by radio or photophonic connections or by telephone, they were physically standing one separated from the others. As often as standard strongholds, a certain number of centers could be linked by underground passages provided that the terrain and the centers reciprocal positions had been favorable. The resulting defensive work could reach such a big overall structure to much overcome stand alone centers. Underground galleries could allow men, weapons and stuff to be shifted from one center to the others depending on current necessities. Although the overall work had reached so remarkable a functionality as it had been a single center, each constituting center kept its self-sufficient operativity. Problems rise when trying to call these special strongholds by a proper term. Official sources use different names, but the most common simply is "stronghold". In order not to make confusion mixing up conventional strongholds and aggregate ones, we will name them "aggregate strongholds". It could be argued that aggregate strongholds could have been the perfect solution to which every conventional stronghold should have aimed to; all distinct centers had to be built first, then the linking underground passages would be dug. Much more likely, the terrain features and the targets number and type induced planners to a-priori choosing the aggregate stronghold solution rather than the conventional one. Let's take a common situation. A road blockade was commonly beated by a stronghold of at least two centers hidden on the opposite sides of the road. The physical situation of the terrain and the blockade position, made engineers induce to keep the centers distinct or to make up an aggregate stronghold of two linked centers having a connecting passage under the road; that therefore would give the stronghold  the functionality of a single defensive work. Linking two or more centers seems not to have been an added option to conventional strongholds, but a choice made by planners during the first stages of the stronghold planning. This opinion could be confirmed because the underground passages linking the centers, though sometimes left with their inner concrete walls unfinished, commonly had also the overall work main entry along with the rooms for some electrical power generating engines. Were it not for the clear distinction of constituting centers, an aggregate stronghold can be easily confused with a large stand alone center.

 

 

 

 

Rules for the classification of aggregate strongholds 

The same way as readers were given a few rules to classify stand alone resistance centers, similar rules are to be given to make a sort of classification of aggregate strongholds. We could use the same rules as for simple resistance centers (enemy fire sustainability, self-sufficiency and the communication or defensive line commanding). There will be a difference: while we valued centers by the number and type of weapons, we could value aggregate strongholds by the number and the type of constituting centers. Valuing the number and the type of aggregated centers is the only appliable rule since the others are hardly suitable to the object of our research. Infact, all aggregate strongholds being dug in limestone rock, have been planned to have so deep a structure as to stand any bigness shots. From the point of view of the simple field researcher, it is the position of the fortification and its more or less important targets that offer useful hints about the importance of the fortification under exam. It is easier to value some ruins from their position with regard to the targets than hardly guessing its capacity either to self-sufficiently stand long enemy sieges or to coordinate the defensive line. Taking into account the type and the number of the aggregate centers, we can give importance to the actual developing of the work whose bigger dimensions undoubtly required more electrical power and longer pipes. Infact, under the same conditions as about the weapons number, an aggregate stronghold is much bigger than a simple resistance center.  

Having implicitly accepted that any aggregate strongolhold should have stood any artillery attack, we consider the number and the type of aggregate centers as the only appliable rule to classify these particular strongholds.  

The table shown below fucuses on all possible combinations of small, medium size and large centers linked to make up aggregate stronghold of 2, 3 , 4 or more centers. The last column of the table shows that found cases have actually been few during recconaisance.  Being impossible to rank aggregate strongholds just by their constituting centers number, it is reasonable to value the typology of each center which causes a bond on the overall weapons number. 

We recall that the overall weapons number is smaller than overall embrasures number because only weapons which can reasonably fire on targets at the same time are counted.

If constituting centers are two and overall weapons are 4, the aggregate strongold is considered a small one. If constituting centers are two or three: if weapons are inside 5-9 range, the aggragate stronghold is ranked as medium size; if weapons are 10 or more than it is a large aggregate stronghold. If centers are 4 or more, the aggregate stronghold is a large one. In order to avoid complications, we could forget the two cases of medium size aggragate strongholds having 4 centers but not as many as 10 weapons; accepting the previous approximation, we could say that every 4 centers aggregation is considered being a large stronghold regardless of the overall weapons number. This small approximation is suggested by what we actually observed during recconaisances. Summing up: 2 centers aggregation: small if weapons in 2-4; medium size if weapons in 5-9, large aggregate if 10 or more weapons; 3 centers aggregation: medium size if weapons in 5-9, large one if 10 or more weapons; 4 or more centers aggregation: large aggregate stronghold (disregarding two cited singularities).

In spite of having weapons number limits (4, 5-9, 10) been arbitrarily chosen, they have been reasonably suggested by what has been observed during our visits. 

Single weapon resistance centers have not been considered having never been seen so far. 

 

 

caposaldo integrato numero di post. 

(intervallo caratteristico)

numero di centri tot 

*(tutte le rimanenti combinazioni)

numero di centri piccoli  numero di centri medi (post.) 

**(1 almeno con 4 post.)

*** (entrambi con 4 post.)

numero di centri  grandi post. tot. osservato
piccolo 2-4 2 - - 2-4 a
medio 5-9 2 1 - 1(5-7) 7-9
medio 5-9 2 1 1 - 5-6 a
medio 5-9 2 - 1 1(5) 8-9 
medio 5-9 2 - 1(3) 1(6) 9
medio 5-9 2 - 2 - 6-8 a
medio 5-9 3 2 - 1(5) 9 a
medio 5-9 3 1 2 (3,4) - 8-9 a
medio 5-9 3 2 - 7-9
medio 5-9 3 3 - - 6 a
medio 5-9 3 - 3 (3) - 9 a
medio 5-9 4 3 1(3) - 9  
medio 5-9 4 4 - - 8  
grosso >=10 2 - 1(4) 1(6) 10
grosso >=10 2 1 - 1(>=8) >=10
grosso >=10 2 - 1 1(>=7) >=10
grosso >=10 2 - - 2 >=10
grosso >=10 3 1 1 1 >=10
grosso >=10 3 1 - 2 >=12
grosso >=10 3 2 - 1(>=6) >=10
grosso >=10 3 1 2 *** - 10
grosso >=10 3 - 1 2 >=13 
grosso >=10 3 - 2 1 >=11 
grosso >=10 3 - 3 ** - >=10 
grosso >=10 3 - - 3 >=15 
grosso >=10 >=4 * x y z >=10 a
aggregate stronghold number of weapons

(group limits)

number of linked centers 

*(any left comb.)

number of small centers  number of medium centers (weapons)

** (1 at least with 4 pos.)

*** (both with 4 pos.)

number of large centers (weapons) overall weapons observed

Caposaldo integrato 200 piccolo

Costituito da due centri uniti con galleria. I centri sono medio-piccoli, ma lo sviluppo complessivo può essere notevole visto che la galleria che li unisce può essere lunghissima (50-80-100m e oltre). C'è di solito un solo gruppo elettrogeno collegato o in posizione intermedia (in un ingresso che porta al collegamento sotterraneo dei due centri) oppure presso un ingresso che dà direttamente a uno dei due centri. Il numero massimo complessivo di postazioni è quattro. Come esempio ricordiamo il collegamento di due centri simmetrici aventi ognuno due postazioni, oppure l'insieme di un centro con sola torretta e un altro centro con una o due postazioni. Se dovessimo giudicare il caposaldo non come insieme di centri ma come centro di resistenza a se' e quindi secondo il numero di postazioni, già molti fra questi piccoli caposaldi ricadrebbero nei centri di media grandezza (3-4 postazioni).

 

Small aggregate strongholds

They are made up by two centers linked by an underground gallery. Although the two centers are small-medium or medium size, the overall structure of the resulting work can be remarkable since such can be the linking walkway lenght. The overall number of weapons is 4. The unique electrical power generator is commonly emplaced inside proper rooms either at one center entry or in some intermediate block opening into the passage between the centers. Small aggregate strongholds are not as common as simple small resistance center: they can be sometimes found out beating secondary roads blockades. To give some more examples, we cite the overall stronghold resulting from the linking of two symmetrical centers having each two weapons emplacements. A further example: the aggregation of a small center having only a turret and a center with two weapons. Should a small aggregate stronghold be considered not as an aggregation of distinguishable centers, but as a standing alone center, many amongst them would inevitably fall into the group of medium size works (3-4 weapons).

Caposaldo integrato 200 medio

In questo caso i centri costituenti sono in numero di due o tre. Tralasciamo i due casi che in teoria potrebbero verificarsi: caposaldo integrato con 4 centri e con meno di 10 armi. Tra i caposaldi osservati sul campo, il numero delle postazioni nella sistemazione complessiva varia da un minimo di cinque (due centri: uno piccolo e uno medio) a un massimo di nove (tre centri medi con ognuno tre armi). C'è di solito un solo gruppo elettrogeno collegato o in posizione intermedia (in un ingresso che porta al corridoio centrale di collegamento dei due o tre centri) oppure presso un ingresso che dà direttamente a uno dei centri. Ogni centro ha, di norma, la sua uscita di sicurezza. Se i centri costituenti sono a "sviluppo lineare", la struttura complessiva dell'opera assume l'aspetto seguente: i corridoi dei vari centri di resistenza, alle cui estremità distali ci sono le postazioni, convergono in un corridoio centrale più o meno lungo nel quale di solito si apre l'ingresso principale.

Elenchiamo alcuni esempi. Tra i caposaldi di media grandezza costituiti da due centri di resistenza ricordiamo l'unione, piuttosto squilibrata, di un centro di resistenza con tre o quattro postazioni (medio) e un centro di resistenza dotato solo di torretta (caso particolare di piccolo centro). Come esempio ulteriore citiamo il caposaldo integrato di tre centri di resistenza medi a sviluppo lineare aventi ciascuno tre postazioni. Giudicando i caposaldi integrati di media grandezza come centri a se stanti, dato il numero di armi, ricadrebbero tutti nel gruppo dei centri di resistenza grandi.

Medium size aggregate strongholds

Medium size aggregate strongholds are made up by 2 or 3 centers. We disregard the cases of aggregate strongholds with 4 centers and fewer than 10 weapons. Overall positions number ranges from a minimum of 5 (two center: one of them is small and the other is a medium size one) to 9 positions (3 centers with 3 weapons each). There is one generator set at a middle position (inside an entry block whose walkway commonly leads to the corridor linking the centers) or directly inside the entry block of one center. Each center has its own security exit, but the particular case of the center having only one turret. If all linked centers have a linear structure, the overall design of the aggregate stronghold has the following "wheel spokes" shape: casemates are spread all around depending on the targets (each casemate belonging to a distinct center); the casemates are then linked by more or less straight corridors converging radially to a central corridor or junction. Distinct centers therefore radiate from a single junction or a central corridor like spokes from the hub.

To cite a few examples: the unbalanced aggregation of a small center with only one turret and a medium size center (with 3 or 4 weapons). There can be also observed many a case of aggregate strongholds constituted by three centers having each three weapons. Should we value these fortifications as they were simple stand alone centers, medium size aggregate strongholds would be ranked as large centers due to their weapons number.

Caposaldo integrato 200 grosso

Sono le opere più grandi in assoluto essendo ricavate dal collegamento di più centri di resistenza indipendenti in tutte le possibili combinazioni: collegamento di centri piccoli, medi e grandi. Possono rispettare il criterio del numero totale di armi della sistemazione complessiva maggiore di 10, anche i caposaldi integrati aventi solo 2 o 3 centri. In pratica, dalla ricognizione diretta, simili caposaldi non sono stati al momento rilevati, per cui allo stato attuale della nostra conoscenza, diciamo che i caposaldi aggregati grandi hanno almeno quattro centri e ci sono 10 o più postazioni. I caposaldi di questo tipo resistono al grosso calibro avendo la parte logistica in caverna e le armi protette da casamatte con spessore appropriato. Sono dotati di tutte le facilitazioni necessarie per resistere a lungo e in totale autonomia.

Ogni centro manteneva una grande autonomia (gruppo ventilazione, riserve di munizioni e acqua indipendenti) nonché una propria uscita di sicurezza (a eccezione, per quanto visto, del piccolo centro dotato solo di torretta). Per quel che riguarda i gruppi elettrogeni, erano collocati in vani appositi presso qualche ingresso senza rispettare il rapporto 1:1 con i centri essendo di essi in numero inferiore. 

In alcuni casi, si ipotizza che la struttura ramificata dei grandi caposaldi integrati rispettasse un ordine gerarchico su più livelli: infatti la struttura complessiva suggerisce che più centri potevano essere uniti per costituire alcuni caposaldi integrati di medie o grandi dimensioni; tali caposaldi integrati a loro volta erano collegati da corridoi sotterranei determinando il caposaldo integrato grosso complessivo. Se i centri connessi sono a sviluppo lineare, il caposaldo integrato  assume una struttura ramificata in cui i vari centri di resistenza, coincidendo con le parti terminali esterne delle ramificazioni, divergono verso i blocchi di combattimento dai corridoi centrali di collegamento. Non esistendo alcun limite per il numero di centri collegabili, la concentrazione delle armi dell'opera complessiva poteva crescere illimitatamente. Per quello che riguarda la tipologia dei centri collegati, le combinazioni sono praticamente illimitate essendo non solo possibile l'integrazione di un grande numero di centri in struttura lineare, ma anche l'unione ibrida di centri a struttura lineare con centri di medio e grande sviluppo aventi strutture diverse. Per citare qualche esempio: una batteria (centro grande) poteva essere collegata ad altre batterie oppure a diversi centri di resistenza ad azione di protezione/fiancheggiamento. L'insieme di diversi centri di resistenza di varia struttura e grandezza determinava un'opera risultante avente un numero molto grande di bocche da fuoco. Anche se presente molto probabilmente in settori diversi del Vallo, l'unione ibrida di centri con diversa struttura è un'eventualità limitata a qualche caso nella cinta fortificata di Fiume.

Mentre la struttura complessiva di un'opera con più centri a struttura lineare è facilmente decifrabile essendo i centri generalmente ben distinguibili, un'opera grossa determinata dalla fusione di centri di resistenza con struttura e grandezza diverse pone il problema dell'eventuale individuazione dei singoli centri di resistenza costituenti. Sempre ammesso che di essa si tratti e non di un grosso centro di resistenza a sè. 

 

Conclusioni riassuntive

Si distinguono i centri di resistenza a se stanti e le sistemazioni difensive costituite da più centri di resistenza uniti da gallerie. I centri di resistenza possono essere piccoli, medio-piccoli, medi e grandi a seconda del numero di armi e di alcune caratteristiche strutturali. Le opere con più centri sono classificate a seconda del numero e del tipo dei centri di resistenza che le compongono. Diversi criteri sono utili per classificare le opere del vallo propriamente dette (tralasciamo le postazioni) lungo la Jugoslavia. Resistendo tutte ai calibri grossi (a parte qualche piccola che forse è progettata per resistere solo ai calibri medi) ed essendo state tutte (a parte le piccole sprovviste di gr.elettrogeno) progettate per resistere con una certa autonomia (peraltro non pienamente valutabile date le condizioni attuali dei centri), un elemento valido ai fini della classificazione rimarrebbe l'armamento ossia il numero di postazioni e il tipo di armi. Si capisce che, maggiore è il numero delle armi, maggiore possa essere la parte logistica dell'opera.

Se usassimo il solo criterio del numero delle armi e gli stessi limiti per la classificazione anche dei caposaldi integrati (costituiti cioè da un certo numero di centri uniti con camminamenti sotterranei) si "schiaccerebbe" la classificazione verso il basso in quanto tali sistemazioni facilmente hanno più di 5 postazioni e tante e troppe opere 200 sarebbero classificate come grosse. La classificazione dei caposaldi integrati è basata invece sul numero dei centri di resistenza che li costituiscono e sulla loro tipologia (che determina indirettamente dei limiti sull'armamento). Inoltre, considerando il numero dei centri e la loro complessità (piccoli, medi o grandi) non solo si tiene conto indirettamente, ma automaticamente, del numero complessivo delle postazioni dell'intera opera aggregata, ma si tiene conto anche del loro effettivo sviluppo. Tralasciando il rigore dovuto alla classificazione, non si commette un grande errore dicendo che i caposaldi integrati sono sistemazioni difensive grosse se hanno almeno quattro centri di resistenza collegati. Se non resistiamo alla tentazione di mettere i puntini sulle i, aggiungiamo, alla frase precedente che le postazioni del caposaldo debbono essere almeno 10. 

Cercare, come si diceva all'inizio, di mettere un po' d'ordine va bene, ma non ha  molto senso essere troppo precisi su un argomento che sfugge a qualsiasi catalogazione: il Vallo nasce disorganizzato, cresce con pochi mezzi, resta parzialmente incompleto; allora restò inutilizzato e ora langue in abbandono. Anche i documenti ufficiali spesso sono confusi: speriamo non permanga la disorganizzazione presso chi li conserva. 

 

Large aggregate strongholds

Large aggregate strongholds are the biggest Vallo works beeing the result of the linking of any size centers which rises the overall positions number to as many as 10 or more. Since aggregate strongholds of just 2 or 3 centers could have also had more than 10 weapons, there may have been large strongholds made up by aggregations  of such few centers. Provided that the destruction degree of combat blocks just didn't make us commit any errors during the counting of  weapons positions, such aggregate centers so far haven't been detected. So, at the present level of our knowledge, we state that large aggregate strongholds must have 4 or more constituting centers and 10 or more overall positions. Large aggregate strongholds stood any heaviness artillery shelling being all the logistical parts always dug and weapons emplaced behind shields and proper thickness  concrete walls. Moreover they could stand however long sieges with a great level of self-sufficiency. 

Each center kept a certain degree of self-sufficiency we have already talked about: each center had independent devices and pipes for wasted air collection from dwelling rooms along with air filtration/regeneration devices and pipes for fresh air distribution to rooms, firing chambers and gas-tight compartments. Fewer than centers, generators would be set up in the appropriate recesses of some entry blocks either placed in an equidistant position or sometimes closer  to one center.

There must have been a few subdivisions of all aggregated centers corresponding to some military command degrees: this seems to be suggested by the general plan of some large aggregate strongholds. Infact, a few centers are linked so as to make up an aggregate stronghold smaller than the overall work. These smaller strongholds are in turn linked by galleries making up the overall aggregate stronghold. Each smaller aggregate stronghold has the usual "wheel spokes" plan having the constituting center radially diverging to combat block from an inner junction point or corridor.

Since limits to the centers aggregating were only due to the terrain, the overall stronghold weapons could rise much.

As for the type of aggregated centers, combinations could be very many since, not only could it be possible that an aggregate stronghold had been made up only by linear structure centers, but linear structure centers could have been mixed up with centers having not linear plans following no other rules than the efficiency of the overall work regarding its targets. Had we to mention an example, we would recall an artillery battery linked either to other batteries or to flank fire supporting centers.

While the aggregations of just linear structure centers are somehow easily recognizable, there may be doubts whether a large work actually is an aggregation of different plan basic units or a single large center. Groups of positions served by independent ventilation devices, an independent room along with a specific security exit could be symptomatic. What should be said is that large aggregations of different structure centers are more likely to be found in western sectors of Vallo than in present days Slovenia and Croatia.

 

Summing up conclusions

Disregarding simple stand alone positions, there are two distinguishable groups of vallo proper fortifications complying 200 circular: stand alone centers and center-like strongholds made up by a certain number of centers linked by galleries. Stand alone centers can be divided into small, small-medium sized, medium sized and large ones according to the numner of their positions and a few other features. Aggregate strongholds are classified with regard to the number and type of their constituting centers. Some general rules to classify fortifications can be applied to vallo centers and aggregate strongholds as well, but it can be easily seen that most of these rules are not as useful as they might be in studying fortifications of different origins. Infact all proper centers and strongholds of Vallo have been planned and built so as to stand as heavy shots as possible for those times. Moreover we can't judge any fortification valuing its strengh in terms of self-sufficiency nor from its importance in both observing and commanding the whole defense line. What, on the contrary, can still be desumed is the number of the positions. The bigger the number of positions, the larger the underground part of the fortification.

If we used only the positions number to also value the aggregate stronghold, the same way as we should do if aggregate strongholds were stand alone centers, we would "smash" the classifications since having most of such strongholds more than 5 position, many (not to say all) aggregate strongholds would fall into the group of large centers. Aggregate strongholds classification is therefore based on the number and type of their centers linked by underground passages. Valuing the constituting centers, not only are we able to consider the overall oposition number of resulting fortification, but we can also take into account the actual developement of the aggregate stronghold itself. Strongholds resulting from the linking of atleast 4 centers are considered being large aggregate strongholds. If we don't stand the temptation to always be as precise as possible, the previous sentence should completed saying that, to be called large, aggregate strongholds also must  have at least 10 overall positions. 

Every technical subject should be dealt with as much precision as possible, but in the case of Vallo, the field resercher is offered a slippery argument since much sometimes eludes every classification. Unfortunately was Vallo born without much organization; first it grew with few financial resource, then it lay unfinished and useless during the last war; now it's sadly languishing forgotten in the woods. Official documents are often contradictory; we anyway hope that present italian institutions holding them aren't so disorganized as those who built and managed it seventy years ago.

 

Centri di resistenza: tabella riassuntiva Resistance centers: summing up table

 

centro di res. struttura ami tot rigen/vent. gr.elettr. U.sic. Casi particolari
piccolo monoblocco cemento * 2 a raro** raro** solo torr.****
medio-piccolo caverna, cemento, misto*** 2 a a a solo torr.****
medio caverna, cemento, misto*** 3 - 4 a a a -
grande misto o caverna >=5  a a a -
resistance center structure

* single concrete block

*** dug out of rock, concrete or both

weapons vent.dev. gener.

** rare

Sec.E.

** rare

special cases

**** only turret

 

Caposaldi integrati: tabella riassuntiva Aggregate strongholds: summing up table

caposaldo integrato numero di centri tot  numero di armi tot

 

osservato
piccolo  2 4 a
medio  2 5-9 a
medio 3 5-9 a
grosso 2 >=10
grosso 3 >=10
grosso >=4 >=10 a

aggregate stronghold

number of linked centers  number of weapons found

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