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La casamatta costruita in acciaio al
carbonio per proteggere una mitragliatrice pesante (usualmente una FIAT mod.
14/35) era un'ottima realizzazione scelta quando fosse stata richiesta
un'azione frontale e il terreno, troppo poco scosceso, non permettesse la
realizzazione di casematte in cemento con corazze a minimo spessore frontale.
La casamatta metallica per mitragliatrice era costruita in almeno due modelli:
il primo, molto comune nella ex Jugoslavia, era costituto da due componenti
d'acciaio fuso al carbonio, mentre il secondo modello prevedeva l'assemblaggio in situ di quattro componenti. La casamatta in due pezzi era
stata concepita per le realizzazioni in cui l'accessibilità concessa dal terreno
avesse permesso il trasporto dei componenti per mezzo di camion e
l'installazione di opportuni mezzi per il sollevamento. La
casamatta in quattro pezzi, invece, sarebbe stata usata nei settori alpini
più alti dove ogni componente avrebbe potuto essere facilmente portato in
quota da qualche teleferica. Sebbene siano osservabili delle piccole
differenze nel disegno della pianta (imputabili probabilmente ai diversi
costruttori (FIAT, ILVA, ANSALDO, VANZETTI), tutte le casematte metalliche
osservate nell'ex Jugoslavia sembrano essere modelli con due pezzi.
Uno dei due componenti della
casamatta è la cupola che costituisce la camera di tiro in toto. La
pianta della camera di tiro ha il classico disegno trapezoidale (misure
interne: 1560 x 900 mm); il secondo componente è un cilindro dalla stessa
sezione trapezoidale su cui la cupola era inserita. Entrambe le parti erano
tutt'altro che facili da trasportare e da assemblare sul posto della
realizzazione difensiva (con i mezzi disponibili negli anni 1930); basti
ricordare che la cupola di acciaio pesava infatti circa 20 tonnellate, mente
il cilindro pesava circa 10 tonnellate. Gli spessori della cupola erano
variabili: nella parte frontale, presso la feritoia (su cui era sistemato
l'affustino per l'arma), lo spessore della corazza era di circa 300 mm; nella
parte posteriore, sui fianchi e sul tetto, lo spessore dell'armatura in
acciaio variava nell'intervallo di 220-250 mm. La cupola, come si diceva,
era millimetricamente inserita nel cilindro sottostante il cui margine esterno
arrotondato ne facilitava l'imbocco. Questo cilindro ha spessori variabili: sul lato
frontale la corazza è di 150 mm, mentre sui fianchi e sul lato posteriore lo spessore
è di 80 mm. Il cilindro(dalla sezione trapezoidale grande quanto quella della cupola) era sistemato
verticalmente in un pozzo nel terreno e sigillato
mediante cemento fatto colare tra esso e le pareti di roccia (per in non
Giuliani, si ricorda che in Carso e nelle zone della Carniola meridionale
tagliate dal Vallo alpino, il terreno consiste in un blocco continuo di roccia
calcarea sempre affiorante e solo a tratti ricoperto da un modesto strato di 5
-10cm di terra). Una volta inserita sul cilindro, la cupola era ulteriormente
fissata alla roccia mediante due anelli ricavati nel monoblocco di
acciaio in cui s'imbullonavano due grossi perni obliqui profondamente
conficcati nella roccia. Tutta la casamatta, una volta sistemata la cupola,
veniva annegata nel cemento in modo tale da formare una struttura circolare di
quasi 6 m di diametro. Il tutto sarebbe stato infine ricoperto da rocce, terra
e detriti allo scopo di mimetizzare ancora di più la casamatta rendendola
poco visibile in quanto poco prospiciente dalla linea del terreno.
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